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Cenni storici e origine botanica

Esigenze della coltura

La preparazione del terreno

L’impianto

La potatura

La gestione della fila e dell’interfila

La concimazione di mantenimento

I parassiti e la difesa fitosanitaria

Tabella dei principi attivi autorizzati in italia nel 2011

Conservazione dei frutti

 

Cenni storici e origine botanica

Già noto all’uomo fin dai tempi preistorici, il mirtillo è un arbusto spontaneo delle regioni settentrionali d’Europa e dell’America del Nord.

Affini al rododendro e alle azalee, i mirtilli appartengono alla famiglia delle ericacee. I mirtilli costiuiscono il genere Vaccinium, che comprende circa 400 specie. Quello tipico europeo, che cresce spontaneo, è il Vaccinium myrtillus; le varietà coltivate, dette anche mirtillo americano o gigante, in effetti derivano dal Vaccinium Corymbosum, un arbusto selezionato nel XX secolo in America nella regione dei grandi laghi. Dalle zone più calde degli Stati Uniti derivano invece le altre specie come il conilopide (Vaccinium ashei), poco noto in Europa. Il mirtillo gigante, Vaccinium Corymbosum perché porta i fiori in un corimbo (simile a un grappolo), rispetto a quello europeo, ha una pianta più vigorosa, un frutto più grosso e consistente, dal gusto più dolce e dalla polpa di colore più chiaro. Dunque si può affermare che oggi il mirtillo consumato allo stato fresco è costiuito dal Vaccinium Corymbosum, quello utilizzato dall’industria delle confetture e degli sciroppi è costituito dal Vaccinium myrtillus europeo o canadese. Pur avendo composizioni chimiche diverse, entrambi sono ricchi di polifenoli e più in generale di sostanze naturali antiossidanti (mirtillene, ma non solo).

Scelta delle varietà

Numerose sono le varietà coltivate. Le più diffuse sono:

  • Patriot: varietà precoce, pianta rustica e produttiva, i frutti di buone caratteristiche organolettiche e molto aromatici.
  • Blue Crop: varietà a maturazione intermedia. Pianta rustica e molto produttiva, con frutto consistente e adatto ai trasporti e alla conservazione. In frigo a +1°C si conserva bene per due settimane. È la varietà più resistente ai geli invernali.
  • Brigitta Blue: varietà più recente selezionata in Australia, pianta vigorosa, ma meno produttiva delle precedenti, frutto dal gusto molto buono, aroma simile a quello selvatico, di ottima conservabilità
  • Top hat: è un mirtillo nano, con cespuglio alto 40 cm, più adatto ad essere coltivato in vaso.

Del genere Vaccinium, specie vitis-idaea, sono invece i mirtilli rossi spontanei, ma anche coltivati, adatti alla produzione di composte, confetture e salse dal tipico gusto acidulo.

Esigenze della coltura

Esigenze pedologiche e scelta del terreno

Il mirtillo esige un terreno molto acido, con pH compreso fra 4 e 5,6, organico, ma senza ristagni. L’apparato radicale è infatti molto primitivo e in terreno neutro non riesce ad assorbire il ferro e altri microelementi; non sopporta l’asfissia. Terreni leggermente acidi, ma privi di calcare, possono essere adattati al mirtillo, con la distribuzione di torbe acide, segatura, corteccia e con l’aggiunta di zolfo. Nella stagione precedente l’impianto, 25 g di zolfo per mq permettono, grazie all’azione dei zolfobatteri, l’abbassamento di un punto di pH. L’acqua di irrigazione non deve contenere carbonati, altrimenti è necessario raccogliere e utilizzare l’acqua piovana. Il mirtillo viene spesso coltivato in vaso o in altri contenitori riempiti di torba acida di sfagno; questa tecnica ha permesso di ampliare le aree di coltivazione, ma per un buono sviluppo negli anni è necessario un contenitore di 30 o più litri.

Esigenze climatiche, esposizione

Contrariamente al mirtillo selvatico che ama i luoghi freschi e l’esposizione a Nord, il mirtillo coltivato ama le posizioni soleggiate. Può essere coltivato così anche fino a 1.000 m di altitudine; per il Sud Italia, invece, è necessario verificare la scelta varietale, perché le normali cultivar crescono con difficoltà in climi troppo miti. È dunque necessario mettere a dimore specifiche varietà a basso fabbisogno in freddo.

Impollinazione

Le varietà normalmente coltivate sono autofertili, ma hanno bisogno dell’impollinazione entomofila (api o bombi).

La preparazione del terreno

È necessario effettuare un’analisi del terreno prima dell’impianto ed intervenire di conseguenza, normalmente con l’uso di materiali organici e con l’uso dello zolfo. Per impianti non professionali è molto più semplice utilizzare torba per piante acidofile (es. azalee e rododendri), sia in vaso, sia in buche.

L’impianto

Epoca

Le piante coltivate in contenitori possono essere messe a dimora tutto l’anno, ma il periodo più adatto è novembre per il Centro - Sud e inizio primavera per il Nord Italia.

Distanze

Per le comuni varietà si consiglia una distanza tra le piante di 80 cm e tra le file di 250 cm.

Impianto di irrigazione

Il mirtillo ha un fabbisogno idrico e di elementi minerali piuttosto limitato, ma continuo durante la stagione. Inoltre l’apparato radicale, molto semplice, non è in grado di traslocare l’acqua assorbita da un lato della pianta all’altro. È quindi molto utile prevedere un impianto irriguo a goccia, con due gocciolatoi ai lati di ogni pianta, oppure un impianto di aspersione sottochioma.

Sostegni e palificazione

Di norma non sono necessari.

La potatura

Il mirtillo va regolarmente potato in inverno, in maniera di mantenere per ogni pianta 3-4 rami produttivi, altrettanti giovani e qualche nuovo pollone che andrà poi a sostituire le branche più vecchie che vanno rinnovate ogni 4 o 5 anni.

La gestione della fila e dell’interfila

È sempre consigliabile, anche nei terreni più adatti, utilizzare lungo la fila materiali organici in abbondanza per mantenere un alto livello di sostanza organica (ideale 10% di s.o.), un pH basso e una umidità costante del terreno. La pacciamatura con sostanza organica, per uno strato di almeno 10 cm, va rinnovata ogni 2-3 anni.

La concimazione di mantenimento

Per facilitare la decomposizione della sostanza organica senza creare carenze alla pianta, è utile distribuire regolarmente solfato ammonico, a reazione acida, in ragione di 20 g per mq e per anno.Il mirtillo non sopporta l’azoto nitrico e lo ione cloro, per cui la scelta del concime minerale complesso dovrà tener conto di queste esigenze, al pari della altre piante acidofile. La distribuzione di 20 g/mq di concime minerale a reazione acida è di norma sufficiente.

I parassiti e la difesa fitosanitaria

In condizioni normali, la pianta di mirtillo risulta molto rustica e quasi priva di parassiti particolarmente aggressivi. Con umidità elevata possono però svilupparsi muffe (da Botritys cinerea), già sui fiori. Una potatura adeguata riduce comunque il pericolo di infestazione. Solo occasionalmente la pianta può essere attaccata da altri parassiti; si veda al riguardo la Tabella dei prodotti fitosanitari autorinati in Italia.

 

 

Conservazione dei frutti

Rispetto ad altri piccoli frutti quali il lampone e le more, il frutto del mirtillo è piuttosto resistente ai trasporti ed alla conservazione dopo la raccolta. In frigorifero a +5°C il frutto delle più comuni varietà si conserva per almeno una settimana, a +1°C e in condizioni controllate, alcune varietà, quali la Brigitta Blue, possono conservarsi anche quattro settimane.

Per la trasformazione

Per la trasformazione in confetture, composte, succhi di frutta e per la conservazione sotto zucchero o sotto alcol viene utilizzato normalmente il mirtillo selvatico europeo, più ricco di coloranti naturali e dall’aroma più intenso. Chi volesse utilizzare per la trasformazione il mirtillo gigante deve raccogliere i frutti a maturazione molto avanzata.

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